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Lettera dell'On. Andrea Gibelli

Dieci partiti sono stati incapaci di governare.

Lo faccio da una posizione privilegiata, cioè dall’interno del Parlamento, perché proprio questa esperienza mi consente di affrontare alcune questioni diventate, in questi ultimi giorni, oggetto di lunghe discussioni. Ho notato con stupore che il rifiuto da parte dei partiti della Casa delle libertà di allungare la legislatura è stato etichettato dagli esponenti del Partito democratico come una mancanza di senso delle istituzioni. Tanti hanno addirittura evocato la perdita dello lo spirito costituente e la denigrazione del cosiddetto interesse del Paese, paventando strumentalmente, in caso di voto, scenari apocalittici a livello nazionale e perfino internazionale.
Queste scellerate previsioni, che definisco semplicemente “fesserie”, hanno come origine l’inconfessabile paura di sottoporre al giudizio degli elettori, e lo dico in base alla mia esperienza diretta, la totale paralisi dell’attività parlamentare del governo Prodi in questi due anni di legislatura. I cittadini si sono accorti che alla politica di annuncio è corrisposto solo ed esclusivamente l’aumento delle tasse, si sono resi conto che il centro sinistra non è stato mai in grado di affrontare una riforma in maniera tangibile, essendo perennemente dilaniato da contraddizioni interne. E qui vale la pena precisare un altro aspetto, quello legato alla legge elettorale, legge che sicuramente poteva essere migliore, ma che non può diventare la foglia di fico per chi non è stato capace di governare per ben più gravi motivi. È bene ricordare, infatti, che il governo è stato battuto anche alla Camera e non solo al Senato, pur vantando 90 parlamentari di differenza. Nel mese di aprile si voterà con questa legge e se da una parte, cioè nel centro destra, l’esperienza ha dimostrato che quattro partiti possono governare cinque anni e quindi il problema della frammentazione non si pone, lo stesso non si può dire per l’altra parte, ovvero il centro sinistra, dove il Partito democratico ha già deciso di correre da solo.
Tutto questo è la dimostrazione che per due anni ben 10 partiti, Democratici di sinistra, Margherita, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra democratica, Italia dei Valori, Rosa nel pugno, Socialisti, componente Minoranze linguistiche, senza dimenticare l’Udeur di Mastella, hanno tentato di governare un Paese bisognoso di riforme senza mai riuscirci. Questa è la frammentazione, e qui vanno cercate le responsabilità. Se i partiti vogliono fare l’interesse del territorio, indipendentemente dal sistema di voto, cerchino candidati locali. Fino ad oggi, solo la Lega nord ha risposto a questa esigenza. Se la sinistra fosse credibile non si dovrebbe appellare oggi alle riforme e alla necessità di cambiare la Costituzione, ma, nell’estate del 2006, avrebbe dovuto spiegare ai propri elettori che la devolution avrebbe cambiato il Paese.
Sono certo che fra meno di tre mesi la Lega nord sarà di nuovo in prima linea a riprendere quel cammino.


Andrea Gibelli



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